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I pranzi della domenica

Le ricette di questo post sono Melanzane speziate del Maharastra ripieneBatata Vada.

Una domenica mi ritrovai un bellissimo attico, locato in una traversa di University Road. La casa era moderna e occidentale. Non la vidi tutta, mi soffermai al soggiorno, con un bellissimo tavolo con piano in vetro, uno schermo 22 pollici e un divano in pelle marrone stile British e alla cucina, completamente in acciaio, con forno da incasso e dotata di ogni strumento possibile, compreso il tritarifiuti nel lavandino e il depuratore dell’acqua. Sicuramente era ben diverso dalla quello a cui ero abituata io, con un’unica piastra elettrica e due topolini che vivevano dietro al frigo. La signora che mi aveva invitato quella calda domenica di marzo nella sua casa, era un’indiana benestante che avevo conosciuto durante il corso di cucina internazionale che stavo frequentando. Era indubbiamente benestante. Il corso era della durata di tre settimane e costava 9000 rupie (128 euro), circa quanto lo stipendio pagato da un’azienda indiana media. Il suo sorriso paffuto era contagiante e i suoi kurta dai colori sgargianti sempre all’ultima moda. Per tre giorni alla settimana andavo sotto casa sua e lei mi accompagnava al corso. Si era interessata a me con l’affetto di una madre. Mi consigliava su come muovermi in India, sulle relazioni, sul futuro. Mi raccontò la sua vita. Il figlio perso in un incidente e il dolore immenso che ne seguì. Mentre parlava ogni tanto si girava a guardarmi. Mi sorrideva e mi rassicurava. E poi continuava a guidare. Quella domenica mi invitò a casa sua per insegnarmi a cucinare del cibo indiano. Le avevo espresso i miei dubbi sulla loro cucina. Non penso sia una cucina alla quale abituarsi così facilmente. Almeno per me italiana. Troppi sapori. Troppi miscugli. Troppo ricca. Troppo esagerata. Lei voleva dimostrarmi il contrario. Voleva che insieme preparassimo un pranzo indiano molto leggero e poco speziato. Così fu. Per prima cosa preparammo delle roti, il classico pane indiano a basso contenuto calorico. Poi una zuppa di dal, lenticchie. Le uniche spezie erano dei semi di cumino e del peperoncino. Le piccole melanzane indiane le cuocemmo con della salsa di pomodoro e della curcuma. E per finire l’immancabile basmati cotto nella pentola a pressione. Il dolce non era in linea con la leggerezza del pranzo. Ma nessun dolce indiano potrebbe esserne adeguato, dal momento che è composto almeno dal 70% di zuccheri. Il diabete è la quarta principale causa di morte del paese.
Il pranzo non poteva definirsi piccante e i piatti erano estremamente semplici. Allo stesso tempo, nonostante l’uso irrisorio delle spezie, mantenevano la loro identità indiana. Quell’odore di India che rimane appiccicato a qualsiasi cosa ci si trovi dentro. Forse è proprio quell’odore a rendere quei piatti per me indefinibili. Quell’odore che riempie ogni ingrediente e per quanto semplice sia lo carica fino all’esasperazione. Non esiste nulla di semplice in India. Tutto tende all’eccesso.

Melanzane speziate del Maharastra ripiene
Ingredienti:

  • 500gr piccole melanzane rotonde spuntate
  • 85gr cocco fresco grattuggiato
  • 4 cucchiai di semi di sesamo
  • 2 cucchiaini di semi di coriandolo
  • 2 cucchiaini e mezzo di semi di cumino
  • mezzo cucchiaino di tamarindo in polvere
  • 120gr di arachidi macinate
  • 1 cucchiaio e mezzo di jaggery o di zucchero di canna soffice integrale
  • 2 cucchiaini di pasta di zenzero
  • 1 cucchiaino e mezzo di pasta di aglio
  • 1 cucchiaino di peperoncino in polvere
  • 2 cucchiai di garam masala
  • 2 cucchiai d’olio
  • 1 cucchiaino di semi di cumino
  • un pizzico di assafetida
  • 1 cucchiaino di curcuma macinata
  • sale

Applicare dei tagli verticali e orizzontali alle melanzane mantenendo intatto il picciolo, quindi sciacquarle in acqua salata e metterle da parte.
In una padella, cuocere il cocco, i semi di sesamo, quelli di coriandolo e quelli di cumino a fiamma media per un minuto o finché sono leggermente dorati. Trasferire in un frullatore o un mortaio e aggiungere il tamarindo, le arachidi macinate, il jaggery o lo zucchero, le paste di zenzero e aglio, il peperoncino in polvere e il garam masala. Salare e e frullare o pestare con un pestello per ottenere una pasta. Riempire le melanzane con questa pasta.
Scaldare a fiamma alta l’olio in una grossa padella a fondo pesante, quindi ridurre il fuoco, aggiungere i semi di cumino e soffriggere per un minuto circa o finché i semi iniziano a sfrigolare. Unire l’assafetida, la curcuma e le melanzane ripiene, aumentare la fiamma e cuocere a fiamma alta per 2 minuti circa.

L’assafetida, nota anche come sterco di diavolo, è ottenuta dalla linfa di una pianta. Può avere consistenza di una resina ambrata oppure essere ridotta in polvere. Con la cottura perde il caratteristico odore forte e sgradevole e acquisisce un piacevole aroma di cipolla e aglio. Difficilmente reperibile nei supermercati ma anche negli alimentari etnici si trova più facilmente in un’erboristeria ben fornita

Diametralmente opposto era il cibo che distribuiva la mensa dell’università. Un capannone di lamiere situato nel mezzo di una foresta tropicale. C’era sempre ombra. Pochi i tavoli bianchi di plastica dove sedersi. Ci si poteva appoggiare su tronchi di alberi segati o su delle piccole balaustre. Dietro ai due banconi, uno per il chai, il classico thè indiano con latte e masala, e l’altro per il cibo, si affaccendavano in media tre uomini, molto spesso sudati e con i vestiti sporchi di cibo. Il menù era quasi sempre lo stesso. Idli con salsa di cocco e di mango. Bread patties, dei triangoli di pane impastellato e fritto ripieno di patate e spezie, servito con una sottospecie di ketchup dal colore rosso trasparente. Vada, delle piccole ciambelle di patate e lenticchie fritte. Sabudana Khichdi, perle di sago con patate, arachidi e poche spezie. Principalmente era cibo da colazione. Le cantine erano diverse e con menù diversi. Questa però aveva un fascino particolare. Probabilmente perché aveva tutto quel fascino esotico che un occidentale cerca durante un soggiorno in India. E del quale si pente subito dopo averlo tastato. Ci misi del tempo prima di abituarmi a mangiare in quella squallida capanna. Gli uomini prendevano in cibo direttamente con le mani e lo appoggiavano con molta poca grazia di piatti di alluminio non proprio brillanti. Non mi sono mai avvicinata alle posate, sciacquate con malevolenza in una bacinella piena d’acqua stagna e sapone. Ogni tanto sulla strada si affacciava una mucca e più raramente uno scimpanzé. Non mi immaginavo così il più grande campus dell’Asia. Ma dopo averci fatto l’abitudine devo dire che era diventato per me un posto accogliente e rilassante.

Batata Vada
Ingredienti:

  • 500 gr patate con bucce
  • 6 cucchiai di olio
  • 2 cucchiai e mezzo di pasta di aglio
  • 2 cucchiai e mezzo di pasta di zenzero
  • 1 cucchiaino e mezzo di pasta di peperoncino verde
  • un pizzico di assafetida
  • 1 cucchiaino scarso di curcuma macinata
  • 2 cucchiaini e mezzo di succo di limone
  • 2 cucchiai di foglie di coriandolo tritato
  • olio per friggere
  • saleper la pastella:

     

  • 150 gr farina di ceci
  • 1 cucchiaino e mezzo di cumino macinato

Cuocere le patate in una pentola di acqua bollente per 20 minuti circa o finché sono tenere, quindi scolare e lasciar raffreddare. Una volta fredde, pelare le patate, rimetterle nella pentola e schiacciarle.
Scaldare l’olio in una padella, aggiungere la pasta d’aglio e soffriggere per 2 minuti circa. Aggiungere gli ingredienti rimanenti, tranne l’olio per la frittura, e cuocere per altri 2 minuti. Togliere la padella dal fuoco, incorporare le patate schiacciate, quindi dividere il composto in 12 polpettine della dimensione di una noce.
In una ciotola mischiare la farina di ceci e il cumino, aggiungendo acqua per formare una pastella liquida.
Scaldare olio a sufficienza per friggere in un kadhai o in una padella a fondo pesante a 180°C o finché un dado di pane non scurisce in 30 secondi. Immergere le polpette nella pastella e poi nell’olio caldo. Friggere finché sono dorate, quindi scolare con una schiumarola e far asciugare su carta da cucina. Procedere in serie per cuocere tutte le altre polpette.

Il mio compleanno lo festeggiammo lì. Era marzo, l’inizio della primavera. Era caldo. Organizzammo un picnic. Seduti sul verde di uno del prati del campus e avvolti dai raggi del sole pranzammo. Stavolta mangiammo cibo prettamente europeo. Erano già diversi mesi che avevamo a che fare con cibo indiano. Era anche meritato. Fu una di quelle bellissime giornate dove è solo il sole a riempire la tua mente e la vita quotidiana è tenuta a distanza da quell’attimo.
Dopo un lauto pranzo da campo, ci spostammo in quello che era stato il paradiso di noi italiani a Pune. Dove l’espresso e il cappuccino esistono. Il cafè Peter Donuts è un locale grande e pulito sopra una affollata pompa di benzina in Aundh. E’ gestito da coreani, gioviali e gentili, e tutto è veramente perfetto e in ordine. La mattina non c’è mai nessuno. Gli indiani non fanno colazione con espresso e ciambella. E’ il luogo ideale per fare colazione se non si fa caso a spendere tre volte di più di quello che si spende per pranzo.
Nel pomeriggio si riempie di gente del luogo che beve frullati o ice tea e mangia ciambelle. L’ambiente è più caotico, ma rimane pur sempre piacevole. Io sono sempre stata un’assidua frequentatrice mattutina.
Quel pomeriggio invece era diventato una succursale di koreatown. Forse una riunione di famiglia. Conquistammo l’unico tavolo libero per concludere la giornata. 

Oggi voglio essere nostalgica. Mi manca il Peter Donuts con suo aroma di cafe e il suo sapore di pulito. Mi manca quel pattice sudicio e piccante. Mi manca la gentilezza delle persone che mi hanno accolta nelle loro case. Nonostante i suoi eccessi, mi manca la semplicità dell’India. 

Le ricette di questo post sono Melanzane speziate del Maharastra ripiene e Batata Vada.

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The Ganesh festival

Puoi leggere il racconto di queste foto qui.

 

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Ganpati Bappa

ganesh on varanasi walls

One day Goddess Parvati was at home preparing for a bath. As she didn’t want to be disturbed, she told Nandi, her husband Shiva’s Bull, to guard the door and let no one pass. When Shiva came home and wanted to come inside, Nandi was guarding the door, but he let him enter, because he was loyal first to Shiva. Parvati got really angry because of that and even more when she realized that she had no one as loyal to herself as Nandi was to Shiva. So she decided to create a son that would be loyal to herself. She took the turmeric paste from her body and breathing life into it, she created Ganesh.

The next time Parvati took a bath, she posted Ganesh on guard duty at the door. When Shiva came home, he find this strange boy telling him he couldn’t enter his own house. Shiva got furiuos and ordered his army to destroy the boy, but they couldn’t cause he was Parvati’s son and had this power.

This surprised Shiva. He decided he had to fight him and during the fight he severed Ganesh’s head, killing him instantly. When Parvati got to know what happened, she was so enraged and insulted that she decided to destroy the entire Creation. Lord Brahma intervened. He was the Creator and he didn’t want that could happen. He pleaded her to reconsider her drastic plan. She said she would, but only under two conditions: one, that Ganesh be brought back to life, and two, that he be forever worshipped before all the other gods.

Shiva agreed to Parvati’s conditions. He sent Brahma out with orders to bring back the head of the first creature he crosses with its head facing North. Brahma soon returned with the head of a strong and powerful elephant, which Shiva placed onto Ganesha’s body. Breathing new life into him, he declared Ganesha to be his own son as well, and gave him the status of being foremost among the gods, and leader of all the ganas (classes of beings), Ganpati.

Ganpati Bappa Moriya Pudhchya Varshi Lavkar yaa.
Oh Ganpati My Lord, return soon next year. 

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Ganpati Bappa

Read in english here.

ganesh on varanasi walls

Un giorno la dea Parvati era a casa a prepararsi un bagno. Non voleva essere disturbata, così chiese a Nandi, il toro del marito Shiva, di fare da guardia alla porta e non permettere a nessuno di entrare. Nandi accettò l’incarico, ma quando Shiva tornò a casa e volle entrare in bagno, Nandi glielo concesse, essendogli molto fedele. Parvati fu molto arrabbiata. Lo diventò anche molto di più quando realizzò di non avere nessuno così fedele a lei come Nandi lo era a Shiva. Decise dunque di creare un figlio, che le sarebbe stato per sempre fedele. Togliendosi la pasta di curcuma che aveva sul corpo e soffiandoci vita sopra, diede vita a Ganesh.

Quando Parvati decise di nuovo di farsi un bagno, mise Ganesh di guardia alla porta. Questa volta, quando Shiva tornò, trovo uno strano ragazzo che gli impediva di entrare. Infuriato, Shiva ordinò al suo esercito di ucciderlo, ma questi non potettero, perché questo è il potere di Ganesh, figlio anch’esso di divinità.

Questo sorprese Shiva, che decise di lottare contro questo ragazzino non proprio ordinario, e trasportato dalla furia, gli tagliò la testa, uccidendolo all’istante. Come Parvati ne fu a conoscenza, animata dalla rabbia e bramosa di vendetta, minacciò di distruggere l’umanità intera. Ma il creatore Lord Brahma la supplicò di riconsiderare i suoi drastici piani e così lei accettò solo a due considizioni: la prima che Ganesh fosse riportato in vita e la seconda che fosse per sempre venerato come primo tra gli dei.

Shiva accettò le condizioni e mandò Brahma a prendere la testa della prima creatura vivente che avesse incrociato che fosse diretta verso il nord. Presto Brahma ritornò con la testa di un potente ed elegante elefante, che Shiva mise sopra il corpo di Ganesh. Soffiando una nuova vita dentro di lui, Shiva lo dichiarò anche suo figlio. Inoltre lo fece primo tra gli dei e a capo di tutti le ganas, categorie di viventi, Ganpati.

Ganpati Bappa Moriya Pudhchya Varshi Lavkar yaa.
Oh Ganpati, mio Signore, ritorna presto l’anno prossimo. 

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My passage to India

Le ricette di questo post sono garam masala e estratto di tamarindo.

Il mio primo incontro con l’India non fu dei migliori.

Verso mezzogiorno, quarantotto ore dopo aver lasciato il suolo italiano, arrivai finalmente a Pune. E già iniziarono i problemi.

Viaggiare non è altro che una seccatura: di problemi ce ne sono sempre più che a sufficienza dove sei.

Charles Bukowski

Ad esser sinceri l’India l’avevo conosciuta già la notte prima. Era notte fonda quando atterrai all’aeroporto di Bangalore. Ma le luci accecanti dei bar e dei negozi e il continuo viavai di gente carica di bagagli mi facevano credere di essere in un mondo parallelo, dove la notte e il giorno si confondono. Attirata dalla possibilità di poter finalmente vedere quel misterioso subcontinente e incentivata dalla dipendenza da nicotina, mi incamminai verso le porte scorrevoli. Gli aeroporti indiani sono controllati oltremisura. Non è permesso entrare senza un biglietto aereo. O comunque senza un permesso per accompagnatori. Fuori dalle porte, delle transenne segnano lo spazio dedicato ai viaggiatori e al resto del mondo. Io, che finora non avevo mai oltrepassato il continente, se non per una piccola sosta in Marocco, non avevo molta dimestichezza. Uscii, ma venni subito bloccata da un militare, un po’ troppo anziano e smilzo, che tra le mani reggeva un mitra non molto rassicurante. Penso che percepisse la mia titubanza. Sa che se esce non può più rientrare? Rimango perplessa. Ma ho un aereo domattina…Volevo solo fumare una sigaretta. Qui non può. Deve uscire. Mi guardo intorno. Effettivamente intorno a me non c’era nulla. Eravamo solo io e lui. Ma a due metri di distanza da noi una mandria di persone si accalcava verso le transenne, una baraonda rintronante. Rimasi a pensare se fosse il caso di abbandonare la sicurezza del silenzio e dell’ordine per gettarmi in quella cagnara. Forse si. Sacrificai il mio riparo e mi immersi nel caos. Rickshaw! Taxi! Where do you have to go? Give me your bags! Come with me! Come! Come! Fui letteralmente travolta da parole che ancora non riuscivo a interpretare. Non capivo cosa tutte queste persone volessero da me. Quello che volevo io era solo fumare una sigaretta. Rinunciai. Non penso ebbi il tempo di accenderne una. Ero già dentro l’aeroporto, con la sicurezza che da lì non sarei più uscita. 

Avevo comunque ancora diverse ore da spendere in aeroporto. Se ancora non ero in grado di affrontare la massa indiana, potevo comunque investigare sul cibo. Mi sedetti in un bar e osservai incuriosita la vetrina. Nulla era invitante e nemmeno troppo particolare. L’odore era però insolito. Abbastanza forte da appiccicarsi addosso. Banalmente esotico, imprevedibilmente nauseante. Il giorno dopo, percorrendo le strade di Pune, potevo ancora respirare quell’odore. L’odore del cibo e degli incensi, ma anche l’odore dei rifiuti e dello smog. L’odore dei templi e dei rituali. L’odore della tradizione. Di curcuma e cannella. Di chicken tikka masala e di masala chai. Di fiori di loto e di cocco appena tagliato. Di pan alla ciliegia e di betel masticato e sputato. Di rifiuti bruciati. Di urina. Di malattia.  Una mirabolante sintesi quella, che quando lasciai l’India speravo di aver conservato sottopelle.

Garam Masala

Ingredienti

  • 200 gr di semi di cumino
  • 75 gr di semi di coriandolo
  • 45 gr di baccelli di cardamomo nero
  • 45 gr di pepe nero in grani
  • 40 gr di baccelli di cardamomo verde
  • 40 gr di zenzero macinato

In un mortaio pestare tutti gli ingredienti con un pestello o macinarli con un macina spezie, e ridurli a una polvere fine. Passare la polvere al setaccio e conservare in un contenitore sottovuoto sterilizzato e asciutto.  Il garam masala può venire usato durante la cottura, ma, diversamente da altre spezie, viene spesso aggiunto al termine della cottura, in modo che l’aroma non sia disperso. Non è piccante nel proprio senso del termine, piuttosto parecchio pungente.

Arrivai finalmente a Pune che era quasi mezzogiorno. Questa volta uscii con sicurezza dall’aeroporto. Sapevo di trovare una macchina dell’hotel lì fuori. Aspettai. Ma nessuno passò a reclamarmi. Mi avvicinai dunque allo sciame di rickshaw che si consumava dalla voglia di spillarmi qualche soldo. Mi avvicinai a ognuno di questi uomini mostrando l’indirizzo del mio hotel. Avevano quasi tutti un’espressione di indifferenza, indossavano camicie slabbrate, bianche o marroni, apparentemente sporche e ciabatte. A volte a piedi nudi. Qualsiasi guida sull’India avvisa i suoi lettori di diffidare dei rickshaw drivers. E in tutto il tempo che ho trascorso ne ho conosciuti veramente pochi di drivers onesti. Prendere un rickshaw è forse la cosa più esasperante dell’India. E’ da ammirare la loro abilità nel ladroneccio e il loro incessante negare di fronte alla chiara evidenza. In dieci mesi sono riusciti a inventarsi di tutto per succhiare qualche rupia in più. La classica scusa del meter che non funziona. La tabella che ad ogni km associa una trentina di rupie in più del dovuto. E la cosa più detestabile,in certi posti sono determinati a non portarti, per qualche loro volere indeterminabile. Uno spiraglio di luce c’era però anche tra di loro: il rickshaw che prendevo tutte le mattine per andare in università, prima di usare il motorino. Un signore anzianotto e sorridente. Un sorriso caldo e rassicurante. Lo trovavo ogni mattina lì ad aspettarmi, mentre leggeva il giornale. Non parlava inglese. Non parlavamo. Ci salutavamo solo con dei sorrisi. Non mi chiese mai una rupia più del dovuto.

Estratto di tamarindo

Ingredienti

  • 50 gr di tamarindo

Mettere il tamarindo in una ciotola, versare 4 cucchiai di acqua tiepida a bagno per 30 minuti. Passarlo attraverso un colino in una ciotola pulita e scartare i residui. Questo estratto non può essere conservato, quindi deve essere prodotto secondo le necesssità.

Indagai sul prezzo. Quando sentii che il prezzo era comunque più basso di quello che mi aveva chiesto l’hotel, entrai nel richshaw senza contrattare. Ora so che non mi fregarono quel giorno. Da dentro quella versione indiana dell’Ape, che qualcuno definì ‘sgabuzzino giallo attaccato a una motoretta’, mi diressi verso un qualcosa di inaspettato. L’aeroporto era lontano e già si mostrava ai miei occhi quello che per stereotipo definisce l’India. Strade rotte piene di buchi, persone che dormono per strada, donne che lavano i panni nel fiume, uomini che si lavano nel fiume, bambini esili e sporchi che chiedono l’elemosina, con in braccio bambini più sporchi e più piccoli di loro, cani randagi, immondizia ovunque. Mi sentii estranea a quel posto, ma sentii il bisogno di conoscerlo meglio. D’altronde non poteva essere solo questo.

Le ricette di questo post sono garam masala e estratto di tamarindo.

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Prastāvanā

Questo libro, oltre che un’insonnia, è un viaggio. L’insonnia appartiene a chi ha scritto il libro, il viaggio a chi lo fece. Tuttavia, dato che anche a me è capitato di percorrere gli stessi luoghi che il protagonista di questa vicenda ha percorso, mi è parso opportuno fornire di essi un breve indice. Non so bene se a ciò ha contribuito l’illusione che un repertorio topografico, con la forza che il reale possiede, potesse dare luce a questo Notturno in cui si cerca un’Ombra; oppure l’irragionevole congettura che un qualche amante di percorsi incongrui potesse un giorno utilizzarlo come guida.

Antonio Tabucchi, Notturno Indiano.

Così inizio il mio viaggio in India.

Dieci mesi di vita insopportabile e saporosa, scandita dai rumori del traffico e dai canti dei mantra. Una vita immersa nell’odore di diossina e nell’aroma di masala. In un continuo giostrarsi tra la canicola esterna e il freddo all’interno. Fradicia all’inizio. Bollente alla fine. Una vita alla quale non ero assolutamente preparata, che ho sofferto e affrontato. E che ora ricordo con affetto e a tratti rimpiango.

Quello che racconterò non è quello che ho vissuto, o per meglio dire, non è come l’ho vissuto. Nel ricordo certe esperienze si sono ammorbidite e addolcite. Ora nel ricordo pervade la serenità e a volte la spensieratezza del sapere che è passato. Ed è di questo passato che voglio raccontarvi.

Il ‘breve indice’ dei luoghi da me percorsi (con la stessa presunzione di A.T. ‘che un qualche amante di percorsi incongrui potesse un giorno utilizzarlo come guida’):

  • Parichay Hotel, 1199/1A, FC Road, Pune, Maharastra
  • Duplex 14, Four Wings Society, Sindh Society, Aundh, Pune, Maharastra
  • Mariam’s House, Sirur Park Road, Seshadripuram, Bangalore, Karnataka
  • SRE Travels (Ananth Group) bus Bangalore-Hampi 8h45m
  • Ahmedabad Ac Ex Train from Gadag to Pune, 10h55m
  • Sea Shore Hotel, 4th fl, Kamal Mansion, Arthur Bunder Rd; Mumbai, Maharastra
  • Mumbai CST-Chennai Mail/11027Train from Pune to Chennai, 24h40m
  • Hotel Kurinchi, Nungambakkam, Chennai, Tamil Nadu
  • New Guest House, 64 Romain Rolland St, Pondicherry, Tamil Nadu
  • Mano Residency, 16 P.K. Salai, near New Bus Stand, Karaikal, Tamil Nadu
  • Janne and Haha’s House, 632, HIG Anna Nagar, , 80 Feet Road, , Madurai, Tamil Nadu
  • Hotel Tri Sea, Kovalam Rd, Kanyakumari, Tamil Nadu
  • Sivananda Yoga Vedanta Dhanwantari Ashram, Neyyar Dam P.O., Thiruvananthapuram Dist (Trivandrum), Kerala
  • Jicky’s Room, Near Helipad, Kurakkanni, Varkala, Kerala
  • Rose Wood Residency, H. No. 2 / 534, Poovath Abdul Kader Road, Near Gov. Hospital, Fort Kochin. Kerala
  • Hotel Ess Gee’s 12 / 9, East Patel Nagar, Nuova Delhi
  • Hotel Eritage, District Jhunjhunu (Shekhawati), Mandawa, Rajasthan
  • Hotel Bhairon Vilas, Next to Junagarh Fort, Bikaner, Rajasthan
  • Desert Moon, Near Sunset Point, Achalvansi Colony, Jaisalmer, Rajasthan
  • Devi Bhawan, Ratanada Circle, Defence Laboratory Road, Jodhpur, Rajasthan
  • Atithi Guest House, 1 Park House Scheme Opp All India Radio, M.I Road, Jaipur, Rajasthan
  • Hotel Sheena, Eastern Gate Taj Mahal, Agra, Uttar Pradesh
  • Povi’s Huts, Colamb bay, south end of Palolem Beach, Goa
  • Hotel Taj Plaza, Near Hotel Amar Vilas, Shilp Gram VIP Road, Agra, Uttar Pradesh
  • Hotel Pradeet, C 27/153, Jagatganj, Varanasi, Uttar Pradesh
  • Nangaldam Kolkata Gurumukhi Express/12326Train from Varanasi to Kolkata, 14h
  • Hotel Circular, Acharya Jagadish Chandra Bose Rd, Kolkata, West Bengal
  • Hotel Marine View, behind Marine Hall,near Phonix Bay jetty,Port Blair, South Andaman Island
  • Cross Bill Beach Resort , Havelock No. 3, Havelock Island, Andaman Island
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Prastāvanā

This book, more than an insomnia, is a journey. The insomnia belongs to the one who wrote the book, the journey to the one that made it. Nevertheless, since it also happens to me to walk through the same places the main character walked through, I found an opportunity to provide a short index of those.
I’m not sure if I’m doing this for the illusion that this topographic catalogue, with the power of reality, could give light to this Nocture, in which i’m looking for a Shadow; or for the unreasonable lust that one day some lovers of incongruous paths could use it as a guide.
Antonio Tabucchi, Indian Nocture.

Along this line my journey to India begins.
Ten months of unbearable and flavourful life, marked by the traffic noises and the mantra sounds. A life immersed into the dioxin’s odour and masala’s scent. A continuous struggle between the external heat and the interior wintery. Totally wet at the beginning, totally dry at the end. I was certainly not ready for this life. I suffered. I faced it. And now, I remember it fondness. I regret it sometimes.
What I’m going to say is not what I really lived, or to be precise, how I really lived. In my memories those experiences became softer and milder. Now the calm impregnates my mind. The tranquillity to know that everything is now just the past. And is about this past that I want to talk about.
The ‘short index’ of places I have walked through (with the same A.T.’s desire, that ‘one day some lovers of incongruous paths could use it as a guide’):

  • Parichay Hotel, 1199/1A, FC Road, Pune, Maharastra
  • Duplex 14, Four Wings Society, Sindh Society, Aundh, Pune, Maharastra
  • Mariam’s House, Sirur Park Road, Seshadripuram, Bangalore, Karnataka
  • SRE Travels (Ananth Group) bus Bangalore-Hampi 8h45m
  • Ahmedabad Ac Ex Train from Gadag to Pune, 10h55m
  • Sea Shore Hotel, 4th fl, Kamal Mansion, Arthur Bunder Rd; Mumbai, Maharastra
  • Mumbai CST-Chennai Mail/11027Train from Pune to Chennai, 24h40m
  • Hotel Kurinchi, Nungambakkam, Chennai, Tamil Nadu
  • New Guest House, 64 Romain Rolland St, Pondicherry, Tamil Nadu
  • Mano Residency, 16 P.K. Salai, near New Bus Stand, Karaikal, Tamil Nadu
  • Janne and Haha’s House, 632, HIG Anna Nagar, , 80 Feet Road, , Madurai, Tamil Nadu
  • Hotel Tri Sea, Kovalam Rd, Kanyakumari, Tamil Nadu
  • Sivananda Yoga Vedanta Dhanwantari Ashram, Neyyar Dam P.O., Thiruvananthapuram Dist (Trivandrum), Kerala
  • Jicky’s Room, Near Helipad, Kurakkanni, Varkala, Kerala
  • Rose Wood Residency, H. No. 2 / 534, Poovath Abdul Kader Road, Near Gov. Hospital, Fort Kochin. Kerala
  • Hotel Ess Gee’s 12 / 9, East Patel Nagar, Nuova Delhi
  • Hotel Eritage, District Jhunjhunu (Shekhawati), Mandawa, Rajasthan
  • Hotel Bhairon Vilas, Next to Junagarh Fort, Bikaner, Rajasthan
  • Desert Moon, Near Sunset Point, Achalvansi Colony, Jaisalmer, Rajasthan
  • Devi Bhawan, Ratanada Circle, Defence Laboratory Road, Jodhpur, Rajasthan
  • Atithi Guest House, 1 Park House Scheme Opp All India Radio, M.I Road, Jaipur, Rajasthan
  • Hotel Sheena, Eastern Gate Taj Mahal, Agra, Uttar Pradesh
  • Povi’s Huts, Colamb bay, south end of Palolem Beach, Goa
  • Hotel Taj Plaza, Near Hotel Amar Vilas, Shilp Gram VIP Road, Agra, Uttar Pradesh
  • Hotel Pradeet, C 27/153, Jagatganj, Varanasi, Uttar Pradesh
  • Nangaldam Kolkata Gurumukhi Express/12326Train from Varanasi to Kolkata, 14h
  • Hotel Circular, Acharya Jagadish Chandra Bose Rd, Kolkata, West Bengal
  • Hotel Marine View, behind Marine Hall,near Phonix Bay jetty,Port Blair, South Andaman Island
  • Cross Bill Beach Resort , Havelock No. 3, Havelock Island, Andaman Island
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