Il kurta della festa

La ricetta di questo post è Kamala Phoolkopi.
Le foto sono qui.

Gli scaffali di Fabindia sembravano una tavolozza di un poeta espressionista. La presenza dei colori in India è quasi invadente per un occhio come il mio, non abituato a quelle tinte forti e vivide che avevano reso la giusta notorietà a Matisse.
Quando si entra in India non si può non rimanere accecati dal perfetto campionario di colori a cui ci si ritrova di fronte. Dal giallo della curcuma e dal rosso della paprika, dal verde e dal viola dei sari e dall’arancione dei turbanti dei Sikh, dall’oro delle mani inanellate delle donne e dal blue del mare del Kerala. Tutto ha un suo colore e ogni colore ha un significato. Le uniche volte che mi capitò di vedere uomini e donne vestiti in bianco, fu durante funerali. Il bianco è il colore della purezza e della saggezza, è il colore attribuito alla casta dei bramini o sacerdoti. Per questo il bianco viene solo utilizzato durante i rituali e le puja, le preghiere. La parola varna, ossia le caste indiane (ufficialmente abolite nel 1947), letteralmente significa proprio colori. I bramini sono appunto rappresentati dal bianco. I kshatryia, i guerrieri e i governanti dal rosso, il colore della forza, del calore. Il giallo scuro o marrone rappresenta i vaishya, i commercianti e gli industriali, quelli che lavorano la terra e allevano gli animali, i costruttori di case. Il loro colore simboleggia il buon auspicio e il compimento. Gli shûdra sono i servitori, coloro che svolgono lavoro manuale pesante. A loro viene associato il colore cenere scuro. Agli intoccabili, ai paria, ai fuori casta non viene associato neanche un colore.

Domani cerca di indossare un kurta colorato. Il più possibile colorato. E’ un giorno di festa. Così Anand mi esortava quel giorno che mi invitò a casa sua per il festival di Ganesh. Io non avevo molti kurta. Ne avrei collezionati di più solo nei mesi seguenti. E sopratutto i miei kurta non erano degni di essere indossati da una donna indiana. Troppo semplici. Troppo sobri. Me ne ricordo uno in particolare, una fantasia floreale stampata, in bianco e nero. Dovevo comprarmi qualcosa. Ero dunque da Fabindia, circondata da centinaia di long o short kurta, divisi per tonalità: rossi, gialli, verdi, blu, viola, arancioni, neri, bianchi. Dalle mille fantasie, floreali o geometriche e dai più svariati tagli. Intorno a me donne indiane benestanti, alcune vestite all’occidentale con le voluminose chiome nere lasciate libere, altre avvolte in maestosi sari con i capelli stretti intorno alla nuca, si muovevano tra i diversi scaffali alla ricerca di qualcosa di sempre più sgargiante e vistoso. Cercai di immedesimarmi. Non posso dire di esserne stata capace. Ne uscii con un kurta monocolore di un verde pantone 361U con il collo alla koreana. Sperai che Anand potesse comunque apprezzare.

Kamala Phoolkopi – Cavolfiore con arance

Ingredienti:

  • 500gr cavolfiore diviso in cimette
  • 4 patate tagliate in pezzi da 2,5 cm
  • 1 cucchiaini di curcuma macinata
  • 4 cucchiai di olio
  • 2 foglie di alloro
  • 1 cucchiaini di zenzero fresco macinato
  • 2 cipolle tritate
  • 1 cucchiaio di peperoncino in polvere
  • 2 cucchiaini di cumino macinato
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 3 arance pelate a vivo e affettate
  • 3-4 peperoncini verdi senza semi e tritati
  • sale

per il garam masala:

  • 4 chiodi di garofano
  • 2 baccelli di cardamomo verde
  • 1 stecca di cannella lunga 5cm circa

In una ciotola capiente amalgamare bene le verdure e la curcuma.
Unire tutti gli ingredienti per il garam masala in una ciotola.
Scaldare a fuoco alto l’olio in una grossa padella a fondo pesante, quindi ridurre la fiamma. Aggiungere le verdure e cuocere per 2-3 minuti o finché sono leggermente dorate. Togliere dalla padella con una schiumarola e mettere da parte.
Mettere nella padelle le foglie di alloro e il garam masala e soffriggere per un minuto circa, o finché sono fragranti. Aggiungere lo zenzero macinato, le cipolle, il peperoncino in polvere, il cumino e lo zucchero e cuocere ancora un minuto o finché le spezie cambiano colore. Spruzzare qualche goccia d’acqua per evitare che bruci, se necessario. Aggiungere le verdure, salare e mescolare con cura.
Aggiungere la polpa di 2 arance, tenendo la terza per guarnire. Mescolare bene, quindi versare 125 ml di acqua, coprire e cuocere a fuoco lento per 15 minuti circa.
Circa 5 minuti prima della fine della cottura, aggiungere i peperoncini. A questo punto nella padella la salsa dovrebbe essere quasi del tutto appresa. Guarnire con l’arancia rimasta.

Casa di Anand era piccolina. Mi sembrava di aver mangiato il fungo di Alice che ti fa rimpicciolire. Tutto era minuscolo e stretto. Nella già di dimensioni ridotte sala, un grande spazio era destinato all’altare raffigurante decine di divinità indù.  Tra le tante ricordo un considerevole murti, letteralmente forma, di Lakshmi, la dea della prosperità e dell’abbondanza. La dea figlia del mare. La dea prodotta dalla zangolatura del mare di latte. La moglie di Visnu. La madre di Kama, la dea dell’amore. Si identifica spesso Lakshmi col denaro e infatti accanto a lei erano state poste diverse decine di rupie. La mamma di Anand ci accolse con il suo sorriso radioso. E’ una donna giovane e molto bella, avvolta nel suo sari rosso scarlatto. Ovviamente la comunicazione non è facile. Ma non impossibile, considerando che lei e il padre di Anand appartengono a due stati diversi dell’India e che quando si conobbero parlavano lingue diverse e nemmeno l’Indhi come lingua in comune. Questo non gli impedì di innamorarsi e iniziare una vita insieme.
Seduti l’uno vicino all’altro, intervallando po’ di marathi e un po’ d’inglese, parlammo del tempo, delle nostre giornate, della religione induista, di Ganesh. In fondo eravamo lì per celebrarlo.
Il festival di Ganesh è particolarmente sentito in Maharastra. E’ un festival che dura dieci giorni, durante i quali ogni famiglia porta lo spirito di Ganesh nella proprio casa attraverso il suo murti. Il festival finisce quando il murti viene immerso nella riversa d’acqua più vicina. A Mumbai nel Mar Arabico, a Pune nel fiume Mula-Mutha.
L’atto di immersione del murti nei fiumi simboleggia il fatto che essi sono solo una comprensione temporanea di un essere superiore. Il murti è infatti una manifestazione fisica, dimensionale e visiva di una divinità. Solo un simbolo attraverso il quale raggiungere la divinità.
Quella sera noi in quella casa lillipuziana, insieme a milioni di persone nell’enorme India, accompagnammo Ganesh verso l’acqua che avrebbe liberato il suo spirito da quella piccola statuetta di plastica che l’aveva imprigionato in quei dieci giorni. Da ogni portone uscivano piccole processioni, in testa un uomo scalzo reggeva un Ganesh di diverse dimensioni e fatture, in code decine di persone gridavano canti in suo onore. Ganpati Bappa Moriya Pudhchya Varshi Lavkar yaa. Oh Ganpati, mio Signore, ritorna presto l’anno prossimo.  Elefanti, cammelli, scimmie si susseguivano disordinatamente e come piccoli torrenti tutti convogliavamo verso l’immenso fiume di colori e luci che conduceva al fiume. Arrivati alle sponde del fiume non era più facile ritrovarsi. I piccoli gruppi erano diventati un unico grande nucleo familiare che si offriva dolci e parole gentili. Mi arrivarono tra le mani centinaia di palline di cocco e corone di fiori. La notte ci aveva ormai travolto, ma i fuochi nel fiumi e le musiche nei carri non volevano ancora cessare. Sarebbero andati avanti per tutta la notte, ballando e onorando il nome di Ganesh. Nei giorni di festa in India l’alcol non si può vendere né comprare. Ma giuro che una buona metà di quelle persone era ubriaca. Lasciammo Ganesh allontanarsi nel buio dell’acqua e seduti sull’argine del fiume ci godemmo lo spettacolo di quella notte che non sarebbe mai arrivata.

La ricetta di questo post è Kamala Phoolkopi.
Le foto sono qui.

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One thought on “Il kurta della festa

  1. opusadiungorum scrive:

    E’ vero, i colori sono importanti.

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